Cammino del Nord. Diario di un hospitalero

Comunque si percorra il cammino e qualunque via si scelga, il momento dell’arrivo e del ritrovo insieme agli altri compagni di viaggio, anche solo per un giorno, è uno dei più intensi di questa esperienza.

Gli albergue sono i luoghi dove si viene accolti, si incontrano gli altri pellegrini, ci si ritira, si condivide.

Gli albergue “ufficiali” del cammino sono pubblici, ospitano unicamente pellegrini, non hanno una tariffa, ma ricevono una donazione e hanno personale volontario formato da altri pellegrini.

Joshua Brown, 25 anni, Boston, lontane origini napoletane, è laureato in pedagogia e spagnolo ed è l’hospitalero del monastero di Zumaia per questo agosto 2017.

Joshua

> Joshua, sei anche tu un pellegrino?

Si, nelle 2 estati tra il 2015 e il 2016 ho percorso 7 cammini.

> 7 Cammini ?!?

Si, ne ho intrecciati diversi in 2 percorsi fino a Santiago: Basco, Francese, San Salvador, Nord, Inglese, Primitivo e Fisterre per circa 1800 km in più o meno 80 giorni di cammino complessivi.

> Ma come ti è venuto in mente, da Boston, di venire a percorrere il cammino di Santiago?

Il mio professore di spagnolo me ne aveva parlato all’università. Quando sono venuto in Spagna a perfezionare la lingua mi trovavo a Oviedo, una città lungo il cammino. Ho iniziato a vedere i pellegrini che passavano lungo la via e mi è venuta la voglia di mettermi alla prova e superare i miei limiti come loro.

> Da dove hai iniziato e perché?

Ho iniziato con il Cammino Basco (anche chiamato Tunnel) perché mi piace questo popolo, la sua lingua e la sua cultura. Dicono che sono freddi ma in realtà quando si aprono sono amici per sempre, un po’ come noi di Boston. Il cammino basco in particolare non ha albergues e ti trovi a chiedere ospitalità nelle comunità locali sulle colline vivendo a stretto contatto con la cultura del posto.

> Ma perché un pellegrino ripete l’esperienza?

Per rispondere a questa domanda io uso sempre il paragone dei tatuaggi. Sono qualcosa che ti segna per sempre e se ti piacciono, una volta fatto il primo ne vuoi un altro. Un cammino ti segna interiormente.

Tatuaggi e origini italiane

> Fino a diventare volontario come hospitalero?

È diverso. Il cammino è un’esperienza positiva ma estremamente personale.
Ci sono diversi livelli: quello fisico, quello mentale e, se lo vuoi, quello spirituale.
In ogni caso rimane un’esperienza introspettiva focalizzata su se stessi.
Volevo mettermi nuovamente alla prova facendo qualcosa di diverso basato questa volta sul dare piuttosto che sul prendere.

> E cosa cambia nell essere dall’ “altra parte”?

Quando fai il cammino vivi in una comunità che si sposta con un suo ritmo. Qui all’albergue ogni giorno arriva una nuova comunità. Le persone arrivano e partono in continuazione. Hai poco tempo e devi entrare subito in empatia con loro per capirli ed aiutarli. Col cammino ho conosciuto tante persone. Qui cerco ogni giorno di entrare in empatia con persone nuove. E qualcosa che cerco di fare anche quando insegno a scuola ai ragazzi e mi aiuta molto a crescere.

> Ma cosa fa esattamente un hospitalero?

Sostanzialmente accoglie i pellegrini. Li registra, tiene i rapporti con le autorità locali, li indirizza se hanno qualche necessità. A volte fa le pulizie, ma io ho la fortuna di gestire un luogo con una storia particolare qui a Zumaia: il Monastero delle Carmelitane Scalze. Una signora viene la mattina a fare le pulizie e un vecchio giardiniere di quasi novant’anni viene tutti i giorni a curare l’orto e le erbe aromatiche (Joshua ha appena raccolto un paniere di Verbena e lo ha posizionato nel chiostro per profumare i corridoi).

Scherzi da Monastero. Qualche settimana fa un pellegrino ha attaccato occhi finti adesivi su tutte le icone presenti nei corridoi. Un paio non sono stati rimossi.

> Con tante persone che passano, hai una storia particolare da raccontare?

Certamente. Il monastero era dedicato alle monache di clausura ed è stato costruito oltre 400 anni fa rimanendo in attività ininterrottamente fino al 2009. Solo dal 2015 questo luogo ospita i pellegrini del cammino e solo una piccola parte dell’edificio è aperta ai visitatori. Sotto alcune celle, ai piani più bassi, ci sono i sarcofaghi delle prime monache.

> e … ?

Beh, non tutte le monache erano volontarie 400 anni fa e qui da sempre si narrano storie di fantasmi. Capita che ogni tanto qualche pellegrino senta nella notte il pianto di una bambina. Una volta addirittura, aprendo il monastero la mattina presto (l’albergue apre alle 6.00), ho trovato una pellegrina sveglia qui all’ingresso che mi aspettava sconvolta affermando che una forza occulta le aveva impedito tutta la notte di stendersi sul suo letto mentre dal corridoio del piano inferiore sentiva i pianti di una bambina.

> Accidenti!

Si, il fatto è che sono sempre ritroso a parlarne perché, per un motivo o per l’altro, ogni volta che racconto questa storia ai pellegrini, la mattina dopo mi vengono riportati nuovi eventi.
Ma non ti preoccupare. I fantasmi risiedono nell’ala del monastero sopra ai vecchi sepolcri e voi dormite al capo opposto!

(Ridiamo entrambi)

Cercasi Hospitalero

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del Cammino del Nord
che parte da Zumaia:
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Da Zumaia a Deba

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del Cammino del Nord
che arriva a Zumaia:
Giorno 04
Da Orio a Zumaia

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